Vietati in Francia e in più di 60 paesi, la produzione e l’utilizzo dell’amianto resistono in numerosi paesi del mondo. Annunciando un’epidemia di malattie mortali. Segno di speranza: in Brasile, un tribunale ne ha appena vietato la vendita nello Stato di Sao Paolo.

In Brasile, il Tribunale federale supremo ha vietato, il 24 agosto, la vendita e la produzione di amianto nello Stato di Sao Paolo, il più industriale del paese. E’ un avanzamento significativo che ricorda tuttavia che questo prodotto molto nocivo resta largamente impiegato in numerosi paesi del Sud.

Si chiamava il “minerale miracolo”: resistente, isolante, ininfiammabile, poco oneroso …. Così di moda negli anni 1970 che la città di Parigi ne ha ricoperto fra 30 e 40% dei suoi lastricati. Senza contare le HLM (case popolari), le università e gli immobili dove è stato integrato alle canalizzazioni, al cemento e agli oggetti quotidiani a tutto spiano. Era prima che l’amianto si riveli una bomba di cancro a scoppio ritardato. Una volta inalate, le particelle hanno un periodo di incubazione da 20 a 40 anni prima di provocare un cancro della pleura. Secondo l’Organizzazione mondiale della salute (OMS), l’amianto farebbe 3.000 vittime ogni anno in Francia, e 107.000 nel mondo. “Da qui al 2025, il bilancio mortale si appesantirà fino a 100.000 morti sul territorio francese”, fa osservare la senatrice Aline Archimbaud (EELV), relatrice in Senato di una legge sul trattamento delle vittime dell’amianto.

Se delle misure rigorose sono stata stabilite in Francia nel 1997 contro l’amianto, su scala internazionale, il minerale continua il suo cammino mortale: si stima a 1,8 miliardi di tonnellate la cifra del suo consumo annuale. Nel 2017, più del 90% della produzione si divide fra Russia, Cina e Kazakhstan, e a minima scala, il Brasile. Per questo paese, l’amianto è rimasto una fonte di reddito e di lavoro importante, al punto da dimenticare il solco di cancri scavato da un secolo. In particolare in Russia, che produce più della metà dell’amianto mondiale.

Quanto ai contraccolpi mortali delle particelle di amianto, i paesi produttori hanno trovato la difesa: discreditare il pericolo. Da parte di Mosca, nessuno studio è stato pubblicato sulla nocività del minerale. “In Russia, si nasconde. E’ più semplice se non c’è malattia”, pensa di sapere Alain Bobbio, il portavoce dell’Associazione nazionale di difesa delle vittime dell’amianto (Andva). Lato russo, la pericolosità dell’amianto è percepita come un complotto occidentale che mira a indebolire l’economia della madre patria. Gli scienziati russi non esitano così a pubblicare dei rapporti per convincere che l’amianto non è così mortale come l’affermano i loro confratelli occidentali. “(Gli scienziati russi) non dicono che l’amianto è senza pericolo, dicono solo che non è possibile arrivare ad un consenso per reagire”, spiega Bryan Kohler, il direttore del settore salute di IndustriAll, un sindacato internazionale di lavoratori. E quando si tratta di difendere il loro mezzo di sostentamento, le lobby dell’amianto non  esitano a spiare le associazioni che lottano contro di loro e a bloccare le decisioni internazionali in sfavore del minerale (come lo spieghiamo nella seconda parte della nostra inchiesta, che apparirà domani).    *(vedi nota fine articolo)

Dubbio mantenuto dalle lobby

Dopo che il mercato europeo si è chiuso all’amianto, le multinazionali che lo producono si sono girate verso i mercati asiatici. “Si assiste ad una strategia cinica, analizza Alain Bobbio, (le multinazionali) hanno ridistribuito la loro produzione verso i paesi in via di sviluppo, come l’India”. Dai documenti forniti a Reporterre dall’associazione Roca (Right on Canada, un collettivo di ONG internazionali fondato in Canada da Kathleen Ruff), l’India ha importato 318.60 tonnellate di amianto nel 2015, ciò che piazza il paese al primo posto del podio degli importatori di amianto. Lo stesso anno, l’Indonesia ha importato la metà di questa quantità (120.458 tonnellate), quanto al Vietnam e all’Uzbekistan, hanno rispettivamente importato 61.282 e 56.051 tonnellate di amianto. In totale, l’Asia assorbe in un anno circa 764.000 tonnellate del “minerale miracolo”. La situazione in Cina è particolare:  ha prodotto 210.000 tonnellate di amianto, ne ha importato 108.895 tonnellate, esportato 31.632 tonnellate, e consumato 287.264 tonnellate.

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“(Gli industriali) dicono che l’India e il Vietnam sono dei paesi poveri che utilizzano l’amianto in maniera protettiva, dice a Reporterre Kathleen Ruff, figura storica della lotta contro l’amianto in Canada. E’ falso. Nessun paese al mondo è riuscito a utilizzare l’amianto crisotile in maniera protettiva. In Francia, in Canada, negli Stati Uniti, che sono paesi privilegiati, ci sono state epidemie di morti a causa di malattie”. L’amianto crisotile è il principale tipo di amianto.

Ma i cancri inquietano poco le popolazioni asiatiche: è il risultato del dubbio  mantenuto dalle lobby che distillano rapporti e conferenze in suo favore, o semplicemente mancanza di informazione. “Più del 90% dell’amianto è utilizzato per fare amianto-cemento, spiega Kathleen Ruff. L’industria dell’amianto afferma che con il cemento, le fibre non possono sfuggire. Ora, state per tagliare l’amianto-cemento con una sega, state per mettere dei chiodi, ecc. A questo punto, le fibre entrano nell’aria. In India, dei lavoratori non hanno mai sentito la parola amianto, non sanno niente e tagliano con seghe meccaniche i tubi di amianto. C’è polvere bianca su di loro, e dei bambini vicino che respirano le fibre …. E’ un disastro.”  Un disastro tanto più importante che, in ragione del tempo latente delle malattie provocate dall’amianto, è impossibile quantificare le vittime in Asia, anche se gli esperti sono d’accordo sull’aumento esponenziale del loro numero nei prossimi anni.

Il commercio dell’amianto sparisce progressivamente dal paesaggio mondiale

Inquietudini che condivide in Francia l’Istituto Nazionale di ricerca e di sicurezza (INRS). In un rapporto, l’INRS osserva che “lo sfruttamento delle miniere di amianto in numerosi paesi (Russia, Brasile, Canada, notoriamente) e lo smantellamento di strutture contenenti quantità massicce di amianto (in particolare, le navi sui cantieri asiatici, per esempio) senza una vera politica di protezione dei salariati  pongono il problema cruciale di uno spostamento puro e semplice dei rischi verso mercati meno protetti da un punto di vista regolamentare”.  E il rapporto  di perseguire, citando un documento pubblicato da una lobby dell’amianto: “Ancora ora si può leggere un Bollettino per l’utilizzo protettivo e responsabile del crisotile, edito dall’Institut du chrysotile canadese. Né la Russia, primo produttore e esportatore attuale, né la Cina, primo cliente identificato, sembrano per il momento voler cambiare le loro regolamentazioni in materia di amianto”.

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Tuttavia malgrado gli sforzi degli industriali e dei paesi produttori, il commercio dell’amianto sparisce progressivamente dal paesaggio mondiale. Un abbassamento netto del consumo si è avviato negli anni 1990. Dopo la proibizione in Danimarca nel 1972, sono ormai 67 i paesi che hanno vietato l’amianto, sia completamente, che sotto certe forme. “A livello mondiale, è diventata un’industria poco importante, spiega Bryan Kohler, anche nei paesi che restano importanti per l’industria dell’amianto: la Russia, il Kazakhstan, ecc. Nell’economia nazionale di questi paesi, non è un’industria molto importante”.

Il Brasile, che fu a lungo uno dei maggiori attori di questa industria, chiude poco a poco le fabbriche di amianto, come è stata illustrata la decisione di giovedì 24 agosto dal Tribunale federale. Nel suo rapporto, l’INSR stabilisce che “il caso del Brasile, che resta un produttore e esportatore importante, illustra bene la difficoltà alla quale si sono confrontati i paesi che hanno approfittato a lungo dell’amianto ai livelli industriale e commerciale”.

Nel resto del mondo, gli Stati adottano poco a poco delle posizioni che convergono verso un divieto totale dell’amianto. Come fa notare l’INSR: “In Europa, oltre 27 paesi dell’UE, l’Islanda, la Norvegia, la Svizzera e la Turchia hanno promulgato il divieto. In Asia, dodici Stati hanno raggiunto le fila dei proscrittori  e sei in Africa. Nell’America del Sud, l’Argentina, il Cile, l’Honduras e l’Uruguay hanno preso decisioni equivalenti”.

 

Fonte: Reporterre / Moran Kerinec / settembre 2017

Infografia: Moran Kerinec/Reporterre

Foto : . chapo : De l’amiante. DR

. mine : Flickr (Région Thetford)

Inoltre, viene menzionato un altro articolo del 2016 su

Articolo da me tradotto dalla lingua francese –

PS – All’inizio dell’articolo francese, c’è un aggiornamento, datato 15 settembre,  con suo relativo collegamento, che non ho ritenuto necessario riportare, essendo un seguito di una precisa inchiesta francese sull’amianto che era in corso.

. Il mio commento –

Credo che un mio commento sul contenuto di questo articolo – e di quello che segue – sia superfluo. Come sempre, giocano gli interessi di certe multinazionali, gli interessi politici, e tutto a spese di quelli che non hanno voce. L’amianto è ovunque, quando lo si scopre installato, fa paura e si procede a toglierlo rapidamente, spesso con grandi spese. Ma in questo caso …… nessuno fa obiezioni. Si spera solo che il problema non venga ignorato o nascosto per evitare la spesa …..

                                                                                                                                 -VM –

 

 

 

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