Dopo quattro anni di discussioni attorno ad una nuova regolamentazione per l’agricoltura biologica, in giugno è stato trovato un accordo. E’ stato adottato dal Consiglio dei ministri europei il 20 novembre. Ma il testo delude gli attori francesi del biologico, malgrado i diversi progressi, soprattutto per i semi.

  • Aggiornamentomartedì 21 novembre – Il nuovo regolamento riguardante l’agricoltura biologica è stato adottato lunedì 20 novembre. Il nuovo regolamento deve essere confermato dal Parlamento europeo e entrerà in seguito in vigore nel 2021.

Quattro anni di negoziati e di dibattiti burrascosi prima di un accordo fragile. Il nuovo regolamento sull’agricoltura biologica dovrebbe presto vedere la luce. La Commissione europea, il Consiglio dei ministri dell’Unione europea e il Parlamento europeo sono arrivati ad un accordo nel giugno scorso. Ma questo testo, che deve essere adottato il 20 novembre, non costituisce un progresso particolarmente incoraggiante per gli agricoltori biologici. La battaglia che ha avuto luogo lascia il posto ad una delusione alleviata. “Si è passati vicino ad un testo veramente catastrofico. E’ una via di mezzo, perché le linee rosse che si erano fissate non sono soddisfatte”, indica Fiona Marty, incaricata degli affari europei alla Federazione nazionale di agricoltura biologica delle regioni di Francia (Fnab).

Uno dei grossi punti di disaccordo del testo mirava alla collocazione di soglie di pesticidi. Se i negoziati hanno ottenuto un statu quo, la misura resta preoccupante. Passando all’agricoltura biologica, i contadini hanno fatto la scelta di non utilizzare pesticidi chimici e di pensare  l’agricoltura in maniera diversa. La legge finora ha preso atto di questa modo di lavorare: gli agricoltori hanno l’obbligo di mediare. Ma la Commissione europea ha voluto mettere un obbligo di risultati dando come pretesto l’interesse del consumatore. Piuttosto che interessarsi al modo di coltivare, si guarderebbe allora allo stato dei prodotti.

La collocazione di limiti di pesticidi da non superare negli alimenti ha provocato la critica delle associazioni dell’agricoltura biologica e dei parlamentari ecologisti. “Si vorrebbe un prodotto garantito senza tracce di pesticidi per i consumatori, spiegava in marzo Josè Bové, deputato europeo e membro della commissione agricoltura. Ma bisognerebbe allora una compensazione degli agricoltori che, loro, non hanno utilizzato pesticidi chimici. E’ ai poteri pubblici di investigare per trovare da dove proviene la contaminazione e di pagare.” La questione di un fondo di indennizzo degli agricoltori che perderebbero il loro marchio bio non ha portato i suoi frutti. L’accordo trovato permette ai paesi che utilizzano già questi limiti  – l’Italia, il Belgio e la Repubblica Ceca – di mantenerli. In seguito, un rapporto  della Commissione dovrà essere reso entro quattro anni per poter immaginare di armonizzare dei limiti nell’insieme dei paesi, le regole da prevedere per detenere i pesticidi e le tecniche esistenti.  Si tratta quindi solo di un rinvio di quattro anni.

Utilizzare e rivendere delle sementi  eterogenee fuori catalogo

D’altra parte, i controlli annuali saranno modificati. Il nuovo testo traduce il regolamento per i controlli ufficiali legati alla legislazione alimentare pubblicato nel marzo 2017. Si tratta di un passaggio verso un’analisi di rischio. Così, gli organismi certificatori  potranno non controllare ogni anno i contadini che non hanno fatto l’oggetto di non-conformità per tre anni. “Il governo francese non è andato per niente verso questo senso, restando nella posizione di un alleggerimento dei controlli mentre il preliminare del nuovo accordo era di rassicurare i consumatori. Non è normale”, stima Etienne Gangneron, referente nazionale dell’agricoltura biologica all’Assemblea permanente delle camere di agricoltura (APCA). Questo sistema permette per gli organismi certificatori di realizzare meno controlli dato che l’aumento del numero di agricoltori nel biologico necessiterà di più mezzi.

Altra delusione, niente è cambiato quanto alla stupefacente possibilità di avere delle parti di terreno in biologico e altre in convenzionale senza limite nel tempo. Numerosi attori vorrebbero che dopo un tempo di adattamento, i contadini non possano conservare questo mix.

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Qualche elemento di disturbo è stato inserito nell’articolo sulle regole generali di produzione. Che rimanga fra noi, dei prodotti chimici sono stati aggiunti. Si può dire che i prodotti autorizzati secondo il regolamento europeo n. 1107/2009 per l’agricoltura convenzionale possono essere utilizzati. Questo include diversi coadiuvanti, agenti sinergici e co-formulanti, che si aggiungono a pesticidi per aumentare la loro efficacia. “Finora, c’era una lista chiusa degli additivi. Ora non più”, precisa Fiona Marty. Quello che soprattutto preoccupa, è il possibile ritorno del PBO (Piperonyl butoxide), un additivo autorizzato nel biologico in Francia per la pulizia dei luoghi di stoccaggio dei cereali. Aumenta la tossicità del pesticida al quale è associato. A seguito della pubblicazione di numerosi studi che dimostrano la sua tossicità sull’essere umano, l’Inao (Istituto nazionale dell’origine) ha pubblicato un nuovo capitolato il 27 marzo 2017 per proibire il suo impiego nell’agricoltura biologica a partire da settembre 2017. “Erano diversi anni che il settore francese si batteva contro il PBO. Perfino i convenzionali riflettono sulla proibizione, perché non è indispensabile”, riprende l’incaricata degli affari europei della Fnab.

In mezzo ad un testo deludente, appare tuttavia una sorpresa. Un paragrafo sui semi per il quale il parlamento europeo si è battuto. Gli agricoltori bio potrebbero ora utilizzare e rivendere semi eterogenei fuori catalogo (come le sementi “contadine”). Dovrebbero per questo notificare di quale tipo di materiale si tratta, descriverne le caratteristiche agronomiche e inviare un campione. Se non viene rifiutato entro 3 mesi, l’agricoltore potrà utilizzare i semi voluti. Una lista di materiale eterogeneo dovrà essere creata e inviata agli Stati membri e alla Commissione europea.

Dei punti positivi

Tuttavia questa possibilità non piace a tutti. “Occorrerebbe una base di dati per tutta l’Europa. Si avranno delle difficoltà normative e non ci sono garanzie sanitarie e di produzione per questi prodotti. Questo non cambierà niente, si sa che, nella pratica reale, gli agricoltori, per esempio nei cereali, recuperano già i grani dei raccolti”, dichiara Etienne Gangneron.

Al contrario, Eric Gall, vice direttore dell’associazione Ifoam (Federazione internazionale dei movimenti di agricoltura biologica), è soddisfatto: “L’idea è d’instaurare una procedura più semplice per fare una lista delle sementi con ugualmente dei criteri di qualità per avere la garanzia per esempio di un tasso di germinazione interessante. Ci sono ancora delle incertezze giuridiche. La Commissione deve ancora proporre delle regole da un punto di vista tecnico. Ma è il solo punto positivo del testo. Questo apre un dibattito sui criteri di accesso al catalogo, poiché queste sementi non sono tutte uguali da una generazione all’altra, il criterio di uniformità deve evolvere.”

Prima di cantar vittoria, resta quindi da vedere come questo potrà essere realizzato. “Un altro punto interessante è stato iscritto: il blocco delle deroghe per utilizzare delle sementi convenzionali non trattate da qui a 15 anni dopo l’applicazione della regolamentazione”, continua Eric Gall.

Altri elementi rassicurano tuttavia gli attori del biologico. Numerosi paesi spingevano per ottenere un’autorizzazione a produrre delle piante fuori suolo, come lo facevano la Finlandia, la Svezia e la Danimarca per ragioni climatiche. Questo è stato finalmente respinto. Contrariamente alla regolamentazione attuale, il nuovo testo indica chiaramente il legame della pianta e dell’animale al suolo. Le pratiche di coltura sono designate come essere “una produzione in un suolo vivente in legame con il sottosuolo e la roccia madre”. Per le superfici coltivate fuori suolo e certificate bio prima del 28 giugno 2017, il testo indica che esse potranno proseguire ancora dieci anni. Il periodo deve permettere agli agricoltori di trovare un’altra soluzione  per il seguito.

Altro punto positivo: la nuova regolamentazione “aumenta la quantità di alimenti bio destinati ai ruminanti e monogastrici che devono essere prodotti in cascina”,  nota Stéphanie Pageot, presidente della Fnab. In effetti, mentre il 60% doveva provenire dalla fattoria per i bovini, ovini, caprini e simili, la cifra ammonterà a 70% due anni dopo la data di applicazione della nuova regolamentazione. Per i maiali, la quantità di alimenti prodotti alla fattoria passerà da 20 a 30% .

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Fonte : Reporterre / Claire Lecoeuvre / novembre 2017

Foto :

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Articolo da me tradotto dalla lingua francese –

.Il mio commento –

Per migliore comprensione e chiarezza, estraggo e traduco alcuni punti di un precedente articolo su Reporterre apparso nel novembre 2016 che parlava di quanto si stava muovendo in Francia a proposito della riforma europea riguardante l’agricoltura biologica e che doveva aver luogo nei mesi seguenti.  Chi desidera può trovare il link dell’articolo completo “L’Unione europea prepara un biologico al ribasso” alla fine del commento.

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Da trent’anni, c’è un elemento fondamentale dell’agricoltura biologica: il controllo annuale. Ogni agricoltore bio, ogni trasformatore, negoziante o commerciante al dettaglio della filiera, deve ricevere la visita di un certificatore. Contabilità, libro di colture, dichiarazioni diverse ….. Il certificatore punta su quanto rientra nell’attività della struttura (certificati bio dei fornitori, fatture, visite veterinarie ……), coincide con una ispezione sul terreno dove osserva i campi, le installazioni, la loro evoluzione,  fa domande sullo svolgimento dell’anno e procede a delle analisi se è il caso. A questo si aggiungono delle visite a sorpresa. Ora, il progetto del nuovo regolamento europeo sull’agricoltura biologica … cambia questo metodo essenziale. In effetti, si conta sopprimere l’obbligo annuale.

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 Il  Capitolo V, articolo 26, è consacrato alla verifica di conformità tramite un controllo sul terreno. Ma introduce delle eccezioni importanti al regolamento annuale e dei vaghi soggetti  da interpretare. Quando i controlli non avranno rilevato delle “non conformità” modificando “l’integrità del prodotto” nel corso dei tre ultimi anni, indica il testo, un controllo sul posto ogni due anni, e non più ogni anno, potrà essere ammesso. Se, riguardo alle precedenti visite, l’organismo di controllo stima che i rischi sono deboli, l’ispezione annuale non sarà necessaria. Ora, secondi numerosi organismi di controllo, questa nozione di “rischi deboli” , non definita, potrebbe dar luogo a diverse interpretazioni fra gli Stati membri e gli organismi di controllo o ancora dei negoziati fra operatori e controllori. Lo stesso, la nozione di “integrità del prodotto” suscettibile di essere “modificato” resta molto vaga.

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Immaginiamo un viticultore. Il primo anno, al suo controllo, fa tutto bio. Il secondo anno anche, l’anno seguente, gli imprevisti della natura lo obbligano a ricorrere a delle pratiche non autorizzate dal regolamento AB (agricoltura biologica). Una non-conformità, anche grave, non sarà quindi scoperta che due anni dopo i fatti. Troppo tardi per ritirare i prodotti dal circuito.

Altro esempio, quello di un allevatore di galline. Senza visite regolari, come sapere, per esempio, se il benessere animale è stato rispettato nella cascina? L’analisi dell’uovo non lo dirà. Idem per chi coltiva cereali: avrà praticato le buone rotazioni di colture, fondamento dell’agricoltura biologica perché garante della fertilità del suolo? Come sapere se lui non ha esaurito le parti di  terra? Il suo grano non lo dirà.

Focalizzandosi sul prodotto e non sulle pratiche, per certificare bio, il nuovo regolamento minaccia la specificità dell’agricoltura biologica. Sembra voler semplificare la messa in mercato. Ora, la fiducia del consumatore riposa giustamente su questa procedura di controlli regolari. Ed a giusto titolo, perché essa non ha di equivalente nell’agricoltura convenzionale né nell’agro-alimentare. E al di là del rispetto degli articoli del regolamento AB o della qualità attesa dal prodotto bio, essa garantisce una pratica agronomica a dimensione territoriale e sociale, vedi filosofica. Non si saprebbe quindi ridurla allo zero pesticidi,come l’induce il progetto.

……

Si oppongono anche all’autorizzazione della colture in vasche che vogliono ottenere certi paesi dell’Europa del Nord, e domandano al ministro di “difendere il legame al suolo, principio fondamentale dell’AB, che assicura una coerenza agronomica e ambientale”.

Lo stesso, rifiutano le soglie di pesticidi, che sono anche in discussione, perché trascineranno dei declassamenti di produzione che il diritto non prevede di indennizzare.

Tutti questi negoziati si svolgono a porte chiuse, senza trasparenza, senza visibilità sulla globalità del progetto……La palla è nel campo dei ministri. O, meglio dei consumatori, senza dubbio a questo stadio i soli capaci di esercitare una pressione e di far ritornare l’istituzione europea su posizioni quasi attuabili. Esse condizionano il divenire di un biologico esigente e portatori di valori.  Fonte:  Reporterre 2016

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Non credo sia necessario un ulteriore mio commento.

                                                                                                                                 -VM –

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