La legge non ha ancora permesso di installare il biologico e il locale nel menu delle mense. Ma delle città pioniere hanno lanciato il movimento, e dei comuni sempre più numerosi le seguono in questa via. Che si rivela non essere più cara della mensa convenzionale.

Numerosi comuni trasformano i menu delle loro mense scolastiche per farli passare al biologico, e questo senza aspettare la legge, che avanza lentamente. Esempio, il piccolo comune bretone (Ille-et-Vilaine) di 600 abitanti di Langouet dispone dal 2004 di una mensa scolastica di questo tipo. “All’epoca, avevamo deciso di rompere con la mensa in concessione, in ragione dei prezzi elevati per una qualità mediocre. Un pasto a base di scatole di conserva costava 5,39 euro, mentre oggi, costa 5,12 euro ….” Spiega Jocelyne Perier, vice sindaco incaricato della scuola.

Come spiegare questo abbassamento dei prezzi, quando l’agricoltura bio costa in media più cara di quella convenzionale? L’essenziale si gioca a livello dell’approvvigionamento. A Langouet, la municipalità ha scelto di passare tramite il raggruppamento di interesse economico (GIE) Manger bio 35, un raggruppamento di agricoltori locali che fornisce ogni giorno la mensa di verdure fresche. Sul posto, la legumeria municipale si occupa della preparazione dei prodotti. In ragione di questa regolarizzazione delle spese di trasporto, “fare biologico ogni giorno costa meno caro che farlo una volta alla settimana”, si diverte Jocelyne Perier.

A Mouans-Sartoux, cittadina delle Alpi-Marittime (9.500 abitanti), il sindaco da parte sua ha optato per un interventismo municipale nella politica agricola. Scossa dalla crisi della mucca pazza nel 1999, la ristorazione scolastica è progressivamente passata al biologico, fino a raggiungere il 100% nel 2012. 85% degli alimenti che compongono i mille pasti quotidiani – sono preparati a cura di una legumeria municipale – provengono dai sei ettari devoluti  all’orticola che possiede l’azienda statale agricola municipale. Su queste terre che circondano il comune, due agricoltori – ben presto tre – producono l’essenziale delle verdure consumate nelle tre mense, e vanno perfino a surgelare le eccedenze estive in previsione dell’inverno.

La riduzione dello spreco alimentare è una priorità

Se il controllo dell’approvvigionamento resta capitale per la transizione verso il biologico, non è tutto. Come lo espone Lea Sturton, incaricata della missione alimentazione e nutrizione a Mouans-Sartoux, “bisogna basarsi su diverse leve per evitare che il prezzo possa esplodere”.  La riduzione dello spreco alimentare è una priorità. “Per la prima portata e i dessert, i bambini hanno la scelta fra una porzione piccola e una grande. E per il piatto principale, gli si domanda se hanno poca fame, o media o grande”, dettaglia Lea Sturton. A questo si aggiungono quattro bidoni per una cernita, in modo da valutare la quantità di scarti, come pure quella degli acquisti sfusi. In totale, “noi abbiamo economizzato venti centesimi per pasto, ciò che compensa il prezzo più elevato della materia prima biologica”.

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Infine, i menu hanno ridotto il loro apporto in proteine animali. A Langouet, i bambini beneficiano ogni settimana di un pasto vegetariano. A Mouans-Sartoux, oltre al piatto vegetariano settimanale, i cuochi hanno seguito una formazione nelle proteine vegetali, allo scopo di poterle incorporare meglio nei piatti.

La transizione non ha luogo in maniera isolata. La maggior parte dei comuni che hanno effettuato la loro transizione o che sono in corso appartengono alla rete dell’associazione Un plus bio, lanciata nel 2002 da Gilles Pérole, assistente all’educazione e all’infanzia di Mouans-Sartoux. Oggi, il Club dei territori dell’associazione raggruppa sessanta comuni e territori. Si contano nelle sue fila sei dipartimenti, come la Drome o la Gironde ….., grandi città – Parigi, Toulouse, Lille-Métropole …. – anche cittadine pioniere, come Barjac, Mouans-Sartoux e Grande-Synthe. Altrettanti attori che mettono in comune le loro esperienze. In totale riguardano  undici milioni di francesi, bambini, adulti e anziani.

“Un plus bio ha tre missioni, spiega Stéphane Veyrat, direttore dell’associazione, sensibilizzare, formare, informare”. Sensibilizzare ai limiti dell’alimentazione non biologica, cominciando dallo spreco alimentare, “una miniera d’oro per ridurre i prezzi”. Formare un personale qualificato, “che migliora la qualità dei pasti”. Infine, informare, attraverso l’Osservatorio della ristorazione biologica e durevole, lanciato nel 2017, che si propone di “smitizzare le rappresentanze che ostacolano, e soprattutto l’idea tenace che il biologico non è alla portata di tutti”.

“La potenza della lobby agroalimentare”

Insomma, l’introduzione del biologico nelle mense non si ferma alle sole questioni di salute e del mangiare bene. Si tratta niente di meno, dice Stéphane Veyrat, che “riappropriarsi della governance alimentare”, di “scegliere il tipo di agricoltura che si sostiene”, così come di definire “ciò che si scarta dal piatto”. Da qui un più grande intervento delle collettività nelle politiche agricole, tramite le legumerie o le aziende statali agricole.

Ma dal momento che i territori si organizzano, a che pro una legge? Per Gilles Pérole, “più che la legge, sono i territori che cambieranno l’alimentazione”. I numerosi rifiuti che hanno avuto le proposte di legge per introdurre il biologico nelle mense scolastiche potrebbero dargli ragione. Nel  2015, la proposta di legge della deputata Brigitte Allain, per introdurre il  50% di produzione locale, di cui il 20% di biologico, è stata respinta dalla maggioranza di destra del Senato. Nel 2016, la deputata ha proposto un emendamento  che andava verso la legge Egalité e Citoyenneté; questa volta, il testo è passato in Parlamento, ma il Consiglio costituzionale ha invalidato l’emendamento, motivando che non avrebbe niente a che vedere con lo spirito della legge.

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“Dicono qualsiasi cosa! L’emendamento proponeva che tutti i bambini di Francia avessero diritto ad un pasto di qualità al giorno. Che cosa è, se non l’uguaglianza?”  s’indigna Joel Labbé, senatore del Morbihan. L’eletto EELV, all’origine della legge che proibisce dal 1° gennaio 2017 l’uso di pesticidi nei giardini pubblici, attribuisce questi blocchi parlamentari a “la potenza della lobby agroalimentare”.

Il rischio d’imporre il biologico, invece d’incitare finanziariamente le mense pioniere

Tuttavia, Joel Labbé ha buone speranze per il progetto di legge del ministro dell’Agricoltura riguardante il 50% di locale, di cui il 20% di biologico. “La situazione è migliore che nel 2016. Prima di tutto, la ristorazione di qualità è nell’aria da tempo. In seguito, i produttori hanno sempre di più interesse ai circuiti brevi, come le mense scolastiche. Infine, lo scandalo Lactalis infanga l’insieme del settore agroalimentare, e diminuisce la forza del lobbying.”  Tuttavia il senatore fa attenzione a non avere troppe speranze. Il progetto di legge attuale non prevede in effetti nessun foglio di via, e rischia d’imporre il biologico, invece d’incitare finanziariamente le mense pioniere, come lo reclamano sia Joel Labbé che Stéphane Veyrat, che evoca “un bonus ecologico per il biologico, come quello che c’era per le macchine”.

Il parlamentare confessa di “credere nella forza della legge”. Ma una “legge illuminata”, precisa. Una legge che da una parte accompagni le iniziative locali, e dall’altra, “s’imponga di fronte alle lobbies e forzi  l’agricoltura a rilocalizzarsi”. Alla fine dei conti, una visione che lui vede per il 2030: “Cinture orticole attorno alle città”, “un’alleanza fra policoltura e allevamento”, “la riabilitazione del sistema di pascoli” e “preservare l’agricoltura contadina”.

Fonte : Reporterre / Maxime Lerolle / febbraio 2018

Foto :

.chapo: La mensa scolastica di Langouet, nell’Ille-et-Ilaine. DR

.Barjac e azienda statale agricola: © Guillaume Bodin/Zéro Phyto 100% Bio

Articolo da me tradotto dalla lingua francese –

.Il mio commento –

Qualche giorno dopo la pubblicazione di questo articolo su Reporterre, ne è apparso un altro riguardante la presentazione di un film sull’argomento “Mense biologiche e zero fito, una piccola rivoluzione è in marcia”, di cui traduco alcuni passaggi, e che mi è sembrato il giusto completamento dell’articolo qui sopra.

“””””    Le mense biologiche si sviluppano quasi altrettanto rapidamente dell’interesse per i pesticidi nei comuni francesi. Donne e uomini, coscienti delle loro responsabilità in materia di salute pubblica e di ambiente agiscono per dei paesaggi in transizione attraverso iniziative virtuose! Una piccola rivoluzione è in marcia nella gestione degli spazi verdi. A Versailles, Miramas, Grande-Synthe, Langouet e Laurenan, la presenza di pesticidi chimici di sintesi negli spazi pubblici è già storia antica. A budget costante, perfino inferiore, queste città e villaggi arrivano a dominare le erbe cattive in maniera diversa e fiorire o coltivare delle aree prima inutilizzate. Questa dinamica ecologica rafforza i legami sociali, permette di preservare la salute dei tecnici come dei cittadini e genera altri progetti, soprattutto culturali. Privilegiare le specie vivaci e endemiche, aiutare i professionisti  e i cittadini ad adottare nuovi modelli, incitare le imprese a rinnovarsi per rispondere meglio alle nuove pratiche paesaggistiche, sono altrettante azioni che partecipano a una gestione ecologica globale delle città, rispettando contemporaneamente la salute dei suoi abitanti.

100% locale e biologico nella ristorazione collettiva, è possibile !

Il progetto di legge che impone il 20% di prodotti provenienti dall’agricoltura biologica nella ristorazione collettiva non è stato adottato al Senato, ma questo non ha impedito a certi comuni di procedere ugualmente.

Come dice il sindaco di Barjac, “nutrire, è amare”, allora perché “lesinare” quando si tratta di nutrire i nostri ragazzi? Le popolazioni degli ospedali, delle prigioni, delle scuole o delle case di riposo non hanno diritto ad una alimentazione sana e di qualità? Coscienti delle loro responsabilità in termini di salute pubblica e di ambiente, questi attori di terreno non consegnano delle soluzioni pronte, ma descrivono piuttosto le tappe che loro hanno attraversato per portare a buon fine i loro progetti. La loro esperienza dimostra che tutti i comuni, di qualsiasi grandezza e di colore politico, possono cambiare le rispettive pratiche.

Vedi : Reporterre  “””””

Begli esempi di collaborazione ……… fra istituzioni, associazioni, privati, e cittadini. Da imitare – se non già fatto – a profitto del bene comune. Del resto, noi milanesi, saremmo ben avvantaggiati, visto che abbiamo già una cintura agricola di tutto rispetto: il Parco Agricolo Sud !

                                                                                                                              -VM –

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