E’ l’ossessione di numerosi contadini: un solo controllo può far cadere la loro fattoria nella crisi. Per aiutarli, la Confédération contadina ha pubblicato una “Guida dei diritti e dei doveri”. Ma molte normative sono concepite per le grandi imprese piuttosto che per le piccole fattorie.

Appena più di un anno fa, dopo essere sfuggito ad un controllo sulla sua fattoria, l’allevatore Jérome Laronze, 37 anni, era stato ucciso da un gendarme. Una serie di insuccessi amministrativi avevano esasperato l’agricoltore. Sentendosi vittima di un assillo, il giorno in cui i controllori, con l’aiuto di numerosi gendarmi, erano venuti a censire le sue vacche in vista di ritirargliele, aveva dato i numeri. Il caso, seguito da Reporterre, era terminato come quello che la famiglia denuncia essere un abuso da parte della polizia.

Questa storia tragica ha scosso numerosi contadini. “A seguito di questo caso, ci siamo detti che occorreva un mezzo per far fronte meglio  ai controlli”, racconta Cécile Muret, segretaria nazionale della Confédération contadina, presentando la Guida dei diritti e dei doveri in situazione di controllo. Perché, se le relazioni con l’Amministrazione passano “generalmente” bene, resta che i controlli sono spesso vissuti male da parte degli agricoltori. “Perché i controlli sul posto non sono dunque sempre in modo naturale oggetto di un dialogo pacifico?” si interrogava pure un rapporto richiesto dal ministero dell’Agricoltura nel 2015.

“Rivendichiamo il fatto che, per vivere in collettivo, occorrono delle norme e dei controlli, continua la contadina. E che gli agricoltori ricevendo denaro pubblico, occorra una trasparenza verso i cittadini. Ma, anche un agricoltore che fa di tutto per essere in regola, quando è controllato, si trova in situazione di stress.” Perché le sanzioni e l’impatto sulla fattoria possono essere pesanti: diminuzione o soppressione degli aiuti, procedimenti amministrativi e giudiziari, proibizione di movimento degli animali, tipo macellazione, blocco di certe attività……

“Il detto “nessuno può ignorare la legge” diventa fallace”

La guida, diffusa da martedì 10 luglio, mira quindi ad informare i contadini dei loro diritti prima, durante e dopo il controllo. Indica per esempio in quali situazioni il controllore è tenuto ad informare in anticipo l’agricoltore, in quali condizioni l’amministrazione può essere accompagnata dalle forze dell’ordine, o come l’agricoltore può far valere le proprie osservazioni di fronte a quelle del controllore. “Conoscere i propri diritti, è potersi difendere meglio, e uscire da una situazione di dominio dove il controllore sa e il contadino non è informato”, indica ancora Cécile Muret.

Certi agricoltori sono più controllati di altri: gli allevatori e quelli che fabbricano dei prodotti alla fattoria hanno più normative da rispettare che i coltivatori e gli orticoltori. Ma, qualsiasi sia l’attività, le normative da rispettare in agricoltura sono abbondanti, le ragioni per controllare i contadini sono anche numerose: norme sanitarie, obbligo di identificazione degli animali, controllo delle malattie e del benessere animale, Codice dell’ambiente, direttiva nitrati, legge sull’acqua, rispetto delle condizioni di utilizzo dei pesticidi, “igiene vegetale”, regole di attribuzione dei premi della politica agricola comune (PAC) legate alle superfici e al numero di animali, diritto del lavoro …….

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“Quando si fa una dichiarazione PAC, il numero di normative da rispettare è talmente enorme che il detto “nessuno può ignorare la legge” diventa fallace”, constata la rappresentante sindacale. Dei servizi a pagamento sono anche proposti  agli agricoltori per riempire questo documento complesso al loro posto. “Non si è mai veramente in regola, perché evolvono continuamente. C’è sempre qualche cosa che non va”, stima da parte sua Olivier Niol, allevatore di pollame nel Morbihan, anche lui aderisce alla Confédération contadina.

E’ allora la lotteria. Tutto può cambiare in funzione del controllore sul quale capita il contadino e dei servizi ai quali ha a che fare, stima Cécile Muret: “L’interpretazione delle norme non è la stessa a Dunkerque o Biarritz. Nel  caso di prodotti fabbricati alla fattoria, il contadino può capitare su una direzione dipartimentale zelante che guarderà ogni prodotti, ma altrove, sarà più costruttiva.”

Un sentimento irreale di fronte a delle domande amministrative non adattate al concreto del terreno coglie così certi agricoltori. “Ho avuto un controllo abbastanza strano sulle superfici pascolate dalle mie bestie, racconta Christophe Morantin, allevatore di pecore e orticoltore nella Drome. Loro hanno un GPS e uno schermo con delle immagini satellitari, e bisogna far corrispondere con i cespugli, i cumuli di pietre, le foreste. Meno male che io me l’ero cavata abbastanza bene nella mia dichiarazione. Altrimenti il rischio è di dover rimborsare delle somme importanti mentre nella maggior parte dei casi, l’errore non è volontario. Si sgobba e un controllo può mettere tutto a terra. Ci si sente impotenti e vittime di ingiustizie, soprattutto quando si vede che Lactalis o la fattoria “delle 1.000 vacche” fanno degli errori infinitamente più grandi e sfuggono alle sanzioni.”

“Quelli che sono al margine rinunciano agli aiuti e rischiano di sparire”

Altra testimonianza raccolta da Reporterre in occasione di una veglia in memoria di Jérome Laronze: un allevatore di vacche della regione era accusato di nutrire male alcune sue vacche …… Erano in effetti le vecchie, che avevano perso il loro vigore e che egli si rifiutava di portare al macello. “Ma non c’è una casella per le vecchie vacche nel formulario”, allora ci spiega.

A questa situazione già complicata si aggiunge la crisi agricola. Appena l’impresa è in difficoltà, il controllo è ancora più temuto. “Bisogna tenerne conto”, avverte Cécile Muret. A livello del dipartimento, non ci sono tante fattorie così, i servizi le conoscono e sanno quando c’è una preoccupazione. Mandare i controllori non è la soluzione.”

Il rapporto consegnato nel 2015 dalla deputata Frédérique Massat al ministro dell’Agricoltura dell’epoca, Stéphane Le Foll, ricordava anche il punto di vista dei controllori, che indicava che esistono “anche se sono eccezionali (….) dei casi di violenza, verbale o fisica. Di fronte a queste aggressioni, i controllori domandano un sostegno da parte della loro gerarchia.”  Anche loro segnalavano una difficoltà ad applicare delle normative che cambiano, e la necessità di essere informati se una fattoria è in una situazione difficile, se questa ha già avuto numerosi altri controlli di recente, e se queste visite sono andate bene.

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Al di là del controllo, bisogna anche considerare la normativa che serve da dover  fare applicare. “Ci sono delle normative per la protezione del fondiario o dell’ambiente, il diritto del lavoro, che è rivendicato; e delle normative che sono contestate a livello sindacale perché esse portano l’agricoltura verso l’industrializzazione”, spiega la rappresentate sindacale.

E’ per questa ragione che Christophe Morantin ha rifiutato di applicare alle sue pecore dei chip elettronici. “Loro  hanno già due anelli di identificazione, questo non cambia niente in materia di tracciabilità, non c’è rischio sanitario. Non siamo equipaggiati per leggere questi  chip, come la maggior parte dei macelli. Non servono che in una logica industriale.” Lui ha ricevuto una notifica di controllo la vigilia della nostra chiamata. Ha già rinunciato a quello che si chiama “l’aiuto ovino”, potrebbe anche perdere una parte dei suoi aiuti PAC, e di non vedersi consegnare l’autorizzazione di transumanza delle sue bestie. “Quelli che sono al margine rinunciano agli aiuti e rischiano di sparire. Ho dei colleghi che anche loro non mettono i chip e, a seguito di una serie di controlli, pensano di fermarsi.”

“Tutto questo può complicare la vita ai giovani”

Nel suo allevamento di pollame, Olivier Niol rivendica chiaramente di dichiarare falsi risultati sulle analisi di salmonelle.  “Appena voi allevate del pollame all’aperto, obbligatoriamente ci sono delle salmonelle. Tutti quelli che fanno le analisi per davvero sono impiombati. Anche gli industriali, penso che fanno delle false analisi. Sono richieste perché, per poter esportare, la Francia deve dimostrare che essa ha la padronanza del tasso di salmonelle a livello nazionale negli allevamenti. Ma io vendo tutto nel locale.” Stessa storia con la febbre aviaria, che ha portato un insieme di nuove misure di “biosicurezza” non applicabili nei piccoli allevamenti all’aperto, come la posa di reti al di sopra dei percorsi. Olivier Niol ha subito lavorato per proporre delle soluzioni più adattate ai poteri pubblici. “Tutto questo affinchè i grossi produttori di anatre grasse possano continuare ad esportare”, brontola. “Tutto questo per complicare la vita ai giovani. In occasione di una riunione, uno di loro raccontava che aveva dovuto fare 15.000 euro di investimenti per mettersi in regola mentre poi la legislazione è cambiata un anno e mezzo dopo.” Denuncia  un circolo vizioso: bisogna investire per mettersi in regola, quindi produrre di più, quindi, poco a poco, industrializzare la propria fattoria ……

Tuttavia, un controllo può andar bene. Olivier Niol, che abbatte il suo pollame alla fattoria, ha ricevuto di recente un agente venuto a controllare il rispetto delle norme di benessere animale. “Mi ha spiegato una nuova tecnica per abbattere i polli, e l’ho adottata. Questo non era la normalizzazione per la normalizzazione”, testimonia. I controlli sul suo marchio bio sono anche vissuti in tutt’altro modo da Christophe Morantin. “Le persone che vengono conoscono la fattoria, cercano di comprendere come si lavora, siamo in una relazione di fiducia, non vengono per sanzionare”, racconta.

La Confédération contadina propone quindi di far evolvere la visione del controllo, che potrebbe essere prevista come una evoluzione che permette all’agricoltore di migliorare le sue pratiche. Il sindacato raccomanda anche agli agricoltori, appena ne hanno bisogno, di farsi accompagnare allo scopo di non essere da soli di fronte a potenzialmente diversi agenti.

Il rapporto del 2015 preconizzava una circolare per diffondere delle “buone pratiche”. Obbligo di constatare che queste raccomandazioni non funzionano ovunque. “Si resta nel rapporto di forza”, osserva Olivier Niol. Lo assume francamente e raccomanda di giocare collettivo. “Con le salmonelle poi la febbre aviaria, è stato complicato per due anni per gli allevatori di pollame all’aperto. Allora, l’ultima volta che mi hanno annunciato un controllo, abbiamo fatto una conferenza stampa, abbiamo avuto degli articoli prima che venissero. E poi, ho rete, finanza, esperienza. Ora, quando i controllori vengono da noi, la relazione è più equilibrata.”

Fonte : Reporterre / Marie Astier / Luglio 2018

Disegno : © Tommy/Reporterre

Foto :

.vacca: Wikipedia (Vassili/CC0)

.pollame: Wikipedia (jibi44/CC BY-SA 3.0)

Articolo da me tradotto dalla lingua francese –

.Il mio commento :

Leggendo questo articolo mi sono molto stupita di quante cose un agricoltore dovesse conoscere. Per quanto riguarda il suo lavoro agricolo e/o di allevatore, le conoscenze sono infinite. Ma se oltre a questo deve essere al corrente – nonché un esperto – delle normative che lo riguardano, il mio rispetto per lui è senza limiti. E’ vero che qui si parla della Francia, ma non credo che in Italia sia molto diverso, anzi, vista la nostra particolare facilità a complicare le cose più semplici in qualsiasi settore. Nonchè la burocrazia …..

Oltre tutto l’agricoltore deve avere una pazienza infinita. Già nel suo lavoro, per vederne i risultati deve aspettare i tempi naturali, risultati che poi non sono dati per scontati fino alla fine. E’ forse per questo che la maggior parte degli agricoltori che conosco sono relativamente calmi e sereni: sanno che bisogna lasciare il tempo al tempo e che, alla fine, è solo la natura che decide, nonostante qualsiasi sforzo sia stato fatto, perché non si può fare diversamente. Mentre le normative e regole burocratiche per essere ben applicate devono essere anche ragionate e verificate. E facilitate. Devono aiutare l’agricoltore e non bloccarlo. Alla fine ci guadagnerebbero tutti, consumatori compresi.

                                                                                                                               -VM –

 

 

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